Piano attestato di risanamento ex art. 67 L.F.

Il piano attestato di risanamento, cosi come definito dalla Legge Fallimentare è una “procedura concorsuale minore“, in quanto è uno strumento totalmente nelle mani dell’imprenditore per risanare l’impresa e riportarla in equilibrio economico e finanziario, attraverso la realizzazione di una serie di operazioni strategiche, senza che vi sia alcun controllo da parte del tribunale, come invece avviene nelle procedure concorsuali. Vediamo le caratteristiche principali di questo strumento e le possibilità di utilizzo da parte dell’imprenditore.

Advertisement

Il Decreto Legge n. 83/2012 (Decreto Sviluppo) ha introdotto alcune fondamentali novità nell’intera Legge Fallimentare e soprattutto nelle c.d. “procedure concorsuali minori“, tra le quali gioca un ruolo importante il piano attestato di risanamento ex articolo 67, terzo comma, lettera d) Legge Fallimentare, secondo il quale:

Non sono soggetti ad azione revocatoria….gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria; un professionista indipendente designato dal debitore, iscritto nel registro dei revisori legali deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano…

Il piano attestato di risanamento è uno strumento consensuale per il risanamento delle imprese in crisi che si differenzia marcatamente sia dall’accordo di ristrutturazione dei debiti (ex articolo 182-bis L.F.) sia dal concordato preventivo (articolo 160 e seguenti L.F.). Esso, non può essere considerato una procedura concorsuale, perché non è in alcun modo previsto l’intervento o il controllo della procedura da parte del Tribunale e non è obbligatoriamente soggetto ad alcun regime pubblicistico.